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L'occhio il danno ossidativo e gli acidi grassi poliinsaturi

Sergio C. Saccà

Responsabile del Centro Glaucomi Ospedale San Martino di Genova, Unità di Oftalmologia Azienda Ospedaliera San Martino e Ist -Istituto Nazionale Per La Ricerca Sul Cancro

L'invecchiamento è caratterizzato da un progressivo declino delle funzioni fisiologiche e da una maggiore suscettibilità alla malattia. Questa condizione che colpisce tutti gli esseri viventi, viene spiegata con la "teoria dei radicali liberi" che indica l'invecchiamento e le malattie correlate quali le conseguenze di danni dei radicali liberi prodotti da uno sbilanciamento tra difese antiossidanti e loro formazione (Harman 1956). I radicali liberi (ROS) prodotti durante la respirazione aerobica hanno effetti deleteri sui componenti delle cellule e dei tessuti connettivi, causando danni cumulativi nel tempo che alla fine si traducono nell'invecchiamento e nella morte (Harman 1972). Inoltre è stato prospettato un ruolo centrale per i mitocondri che generano una quantità significativa di energia cellulare attraverso il consumo della maggior parte dell'ossigeno intracellulare. Infatti circa il 90% di ossigeno cellulare viene consumato all'interno dei mitocondri, soprattutto nella membrana interna, dove avviene la fosforilazione ossidativa. Il danno ossidativo induce alla lunga uno stress mitocondriale, che con il tempo diviene danno:  i mitocondri danneggiati progressivamente diventano meno efficienti, perdendo la loro integrità funzionale e rilasciando più molecole di ossigeno, aumentando il danno ossidativo, ed infine si verifica un accumulo di mitocondri disfunzionali con l'età (Izzotti et al. 2011). Inoltre i ROS attivano il fattore di trascrizione NFκB, che induce l'espressione di una grande varietà di agenti, compresi citochine pro-infiammatorie come IL-1/6 e TNF-α (Dröge 2002). Perciò, adeguati livelli delle difese antiossidanti sono responsabili della neutralizazzione dei ROS e sono essenziali per omeostasi della cellula e dell'intero organismo.

L'occhio umano è costantemente esposto alla luce solare e l'illuminazione artificiale. Fonti esogene di ROS come la luce UV, luce visibile, radiazioni ionizzanti, chemioterapici, e tossine ambientali contribuiscono al danno ossidativo nei tessuti oculari. In particolare I raggi UV, oltre a poter danneggiare direttamente i tessuti, possono indurre stress ossidativo nelle cellule irradiate attraverso la produzione di ROS di riboflavina attivando, triptofano e porfirina, che a sua volta può attivare ossigeno cellulare (Ikehata 2011). Lo stress ossidativo è definito come uno squilibrio tra la produzione di ROS e la capacità antiossidante della cellula. L'esposizione a lungo termine a questi insulti pone l'invecchiamento dell'occhio di fronte ad un considerevole rischio per le conseguenze patologiche dello stress ossidativo. Con il tempo, tutte le strutture oculari, dal film lacrimale alla retina, subiscono lo stress ossidativo, e quindi, le difese antiossidanti di ogni tessuto assumono il ruolo di salvaguardia contro patologie oculari degenerative. La superficie oculare e la cornea proteggono gli altri tessuti oculari e sono significativamente esposte allo stress ossidativo di origine ambientale (Saccà et al. 2013). Infatti i raggi ultravioletti modulano l'espressione di antiossidanti e di mediatori proinfiammatori interagendo con le cellule epiteliali della cornea (Black et al. 2011).

Il decadimento delle difese antiossidanti in questi tessuti si manifesta clinicamente come patologie tra cui lo pterigio (Balci et al. 2011) , le distrofie corneali (Choi et al. 2009) , e la distrofia endoteliale di Fuch (Jurkunas et al. 2010). Il cristallino è altamente sensibile al danno ossidativo nell'invecchiamento perché le sue cellule e le loro proteine intracellulari non sono sostituite, fornendo così la base per catarattogenesi. L' H2O2 è il principale ossidante coinvolto nella formazione della cataratta e nel danno al DNA della lente e dei sistemi a pompa delle membrane, inducendo così la perdita di vitalità delle cellule epiteliali e la morte con meccanismi necrotici e apoptotici (Spector 1995). Il Trabecolato è il tessuto camera anteriore dedicata al drenaggio dell'umor acqueo, ha un particolare suscettibilità al danno ossidativo mitocondriale che colpisce il suo endotelio inducendo così il suo malfunzionamento che porta ad un aumento della pressione intraoculare che segna l'inizio del glaucoma (Saccà et al. 2016). Il foto-stress ossidativo può causare infine danni alla retina sia acutamente sia in forma cronica. La patogenesi della degenerazione maculare legata all'età comporta stress ossidativo e morte dell'epitelio pigmentato retinico seguita dalla morte dei sovrastanti fotorecettori. Di conseguenza, come pure nel caso di diverse malattie neurodegenerative, per quanto riguarda l'occhio, con la vecchiaia si verifica il declino nelle normali meccanismi di difesa antiossidanti, che aumenta la sua vulnerabilità agli effetti deleteri di danno ossidativo ed anche quella del cervello (Finkel e Holbrook 2000). Si ritiene che i radicali liberi di origine mitocondriale sono tra le cause principali di danno mitocondriale DNA (mtDNA). Diversi studi hanno trovato i livelli di 8-idrossi-2'-deossiguanosina (8-OHdG), un biomarcatore del danno ossidativo al DNA, nel mtDNA nel cervello invecchiato (Agarwal e Sohal 1994) e nel trabecolato (Saccà et al. 20105). Alti livelli di 8-OHdG sono stati trovati sia in DNA nucleare (nDNA) e nel mtDNA del post mortem cervello di soggetti anziani (Mecocci et al. 1993) come pure si è visto che nei soggetti glaucomatosi il danno al mtDNA trabecolare è superiore a quello che si rileva nei soggetti indenni. Questa maggiore sensibilità del mtDNA di danno ossidativo può essere dovuta ad una mancanza di meccanismi di mtDNA di riparazione, la mancanza di protezione da parte delle proteine istoni, così come il fatto che il mtDNA è situato vicino alla membrana mitocondriale interna dove si generano specie reattive dell'ossigeno (Mecocci et al. 1993; Barja 2004). In questo contesto l'uso di integratori alimentari che sono in grado di contrastare lo stress ossidativo sembra essere appropriato per la profilassi e/o la terapia delle malattie degenerative dell'occhio. In questa categoria di sostanze gli acidi grassi polinsaturi sembrano essere particolarmente interessanti per le loro capacità anti-ifiammatorie, antitrombotiche, ipolipemizzanti e vasodilatatrici (Den Ruijter et al. 2007; Wall et al. 2010).

Una delle malattie più comuni che colpiscono l'occhio è la cheratocongiuntivite secca; essa è un disturbo multifattoriale che può verificarsi a seguito di numerosi fattori di rischio quali ad es.: l'invecchiamento, una malattia autoimmune, la menopausa, l'uso di farmaci, e la disfunzione della cornea (Moss et al. 2000). Questa sindrome comporta da disturbi quali il bruciore, la sensazione di corpo estraneo, lacrimazione e disturbi visivi. La base fisiopatologica di questa è l'infiammazione. La supplementazione con gli acidi grassi polinsaturi oltre a ridurre l'infiammazione  (Thies et al. 2003) può migliorare lo strato lipidico del film lacrimale e normalizzare le funzione delle ghiandole di Meibomio e della ghiandola lacrimale (Cortina e Bazan 2011). 2 meta analisi pubblicate nel 2014, di cui la prima che comprende 9 articoli, pubblicati tra il 2002 e il 2011, e riferisce i risultati che riguardano 716 soggetti (Zhu et al. 2014), e la seconda che coinvolge 7 studi pubblicati tra il 2007 ed il 2013 conprendenti 790 participanti (Liu e Ji 2014), sono concordi nell'affermare l'utilità di questo tipo di supplementazione alimentare. Infatti migliorano sia il bruciore sia la lacrimazione riflessa (Zhu et al. 2014), migliorando lo Schirmer Test (che permette di quantificare la secrezione lacrimale basale) ed il test di rottura del film lacrimale (Liu e Ji 2014) (che viene considerato un indicatore della stabilità del film lacrimale).

Il glaucoma è una neuropatia ottica caratterizzata dalla atrofia progressiva delle cellule ganglionari retiniche (RGC), che vanno incontro ad apoptosi. . Oltre alle RGC, i tessuti target di questa malattia sono le vie ottiche, dal nucleo genicolato laterale alla corteccia visiva e nel segmento anteriore il trabecolato (TM). Quest'ultimo è particolarmente sensibile al danno ossidativo (Izzotti et al. 2009). Infatti si è osservato nelle cellule del TM un aumento significativo  del 8-OH-dG (Izzotti et al.2003) con una correlazione tra questo danno del DNA trabecolare l'aumento della pressione intraoculare e la perdita del campo visivo (Saccà et al. 2005). Infatti, le cellule del TM sono in contatto con concentrazioni relativamente elevate di H2O2 contenute nell'umore acqueo e sono suscettibili di danno ossidativo, sia in vivo che in vitro (Kahn et al. 1983; Caballero et al. 2003). La capacità di difendersi dall'insulto ossidativo diminuisce nell'anziano probabilmente in correlazione ad una diminuzione della attività del superossido dismutasi (SOD), un enzima chiave per la neutralizzazione del H2O2 (De La Paz ed Epstein 1996). I soggetti glaucomatosi, pertanto a seguito dello stress ossidativo vanno incontro a delezioni mitocondriali trabecolari (Izzotti et al. 2011), che portando alla fine al decadimento funzionale delle cellule endoteliali del trabecolato e ad una alterazione a carico della loro matrice extracellulare, al malfunzionamento del tessuto trabecolare, ad una infiammazione subclinica ed a cambiamenti nella matrice extracellulare e nel citoscheletro ed infine alla alterazione della sua motilità (Saccà e Izzotti 2014). Il danno ossidativo oltre a determinare tutte queste alterazioni produce una alterazione a carico del proteoma (Saccà et al. 2012) che dalla camera anteriore poi arriva posteriormente ad attivare la glia prima e l'apoptosi delle cellule ganglionari poi (Saccà et al 2015).

Tourtas et al. (2012) hanno trovato che gli acidi grassi omega 3 e 6 concorrono all'abolizione della formazione di  H2O2 mediata dalla via NFκB nucleare ovvero una via metabolica utile a proteggere le cellule dallo stress ossidativo (Wang et al. 2001). Inoltre gli acidi grassi polinsaturi ed in modo particolare i PUFA omega 3 hanno un effetto anche sulla matrice del trabecolato prevenendone il suo accumulo (Tourtas et al.2012). In altre parole questa supplementazione sembra avere almeno in vitro un effetto profilattico sulla malattia glaucomatosa. Anche sui ratti questa dieta produce una diminuita attivazione delle cellule gliali indotta dall'aumento della pressione intraoculare (Schnebelen  et al. 2009).

Un'altra malattia retinica il cui denominatore è lo stress ossidativo è la degenerazione maculare legata all'età (AMD). Questa si caratterizza da un accumulo di lipofuscina lisosomiale nelle cellule dell'epitelio pigmentato (RPE) e la presenza di drusen ovvero di depositi extracellulari tra la lamina basale del RPE e lo strato collagene interno della membrana di Bruch. La degenerazione e la morte cellulare delle cellule dell'epitelio pigmentato (RPE) causa secondariamente effetti negativi sulla retina neurale che portano alla perdita della vista.

Gli acidi grassi Omega 3 (Ω-3) sono costituiti da acido linolenico, acido docosaesaenoico (DHA), e acido eicosapentaenoico (EPA). EPA e DHA sono i principali rappresentanti degli Ω-3. Questi acidi grassi  sono in gradi di nel controllare la risoluzione della infiammazione (Ariel e Serhan, 2007;

Hasturk et al, 2007;. Schwab et al., 2007). Inoltre, elevati livelli di DHA sono presenti nella retina e specificamente, nei dischi del segmento esterno dei bastoncelli e questo fa pensare che DHA ha un ruolo funzionale essenziale nella retina (Bazan 2006; SanGiovanni and Chew, 2005). Infatti il DHA influenza le proprietà biofisiche della membrana ed è un regolatore centrale del ciclo visivo (Gibson e Brown, 1993), controlla i sistemi di trasporto della membrana ed è un precursore nella sintesi di altre molecole attive. Pertanto DHA può avere un ruolo protettivo nelle malattie degenerative retinice ed in particolare nella AMD (Kaarniranta e Salminen 2009) . L' EPA regola il metabolismo delle lipoproteine e sopprime l'espressione di vari composti infiammatori che possono danneggiare la matrice extracellulare, compreso membrana di Bruch, e portare alla neovascolarizzazione della AMD (Holz et al, 2004; Chong et al. 2008). A causa del ruolo cruciale dell'infiammazione nella patogenesi di AMD, EPA potrebbe essere un fattore protettivo in prevenire o almeno rallentare la progressione della malattia (Kaarniranta e Salminen 2009) .

In una meta analisi comprendenti 9 studi che hanno fornito dati su un campione totale di 88 974 persone Chong et al. nell'analizzare gli effetti della dieta con acidi grassi omega-3 e l'assunzione di pesce nella prevenzione primaria della degenerazione maculare legata all'età ed è giunta alla conclusione che il consumo di questi acidi grassi può essere associato con un minor rischio di AMD (Chong et al., 2008).

In questo scenario possiamo affermare che la supplementazione della dieta con gli acidi grassi polinsaturi è particolamente indicata per la salute degli occhi.

 

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