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Promozione della salute attraverso l'uso di acidi grassi essenziali omega-3 e astaxantina: recenti evidenze

Gianni Testino, Ornella Ancarani, Alessandro Sumberaz

Riassunto.

Attualmente la medicina è finalizzata soprattut­ to alla cura delle lesioni. È opportuno, invece,sviluppare il concetto di "cura della salute''. Numerose autorità scientifiche raccomandano un incremento dell'assunzionedi acidi grassi essenziali omega-3 e di astaxantina per il manteni­ mento della salute della popo lazione generale. Gli omega- 3 sono necessari per il potenziamento funzionale delle membrane cellulari, sia nel soggetto sano, sia in affetti da di­ verse patologie croniche. È noto quanto benefico risulti un frequente, regolare consumo di pesce, alimento che è ricca sorgente di omega-3. L'astaxantina è dotata di una potente azione antiossidante comprovata in lavori sperimentali ed in studi clinici. Per la recente evidenza della contemporanea presenza di omega-3 e astaxantina in olio di salmone del­ vaggio Sockeye, è stata effettuata una revisione della lette­ratura al fine di valutare il possibile ruolo di tale associazio­ne nell'ambito di programmi per la promozione della salute.

Parole chiave. Astaxantina, cura della salute, olio di sal­ mone selvaggio Sockeye, omega -3, patolog ie croniche.

Summary. Omega-3 fatty acids and astaxanthin in health and disease. Recent knowledges.

At present, medicine is aimed to the treatment of lesions. lnstead, it would be right to develop the maintenance of normai health. A number of authorities have recently rec­ ommended increases in intake of omega-3 fatty acids and astaxanthin for the health of generai population . Omega-3 are necessary to previde the optimal function of cellular membrane in health and in disease states. lt is well known how at least two servings of fish a week, or dietary supple­ mentation of fatty acids omega-3, should be taken to ob­ tain the health benefits of this essential nutrient. Astaxan­ thin is a powerful biologicalantioxidant. This property has been implicateci in its various biolog ical activit ies demon ­ strated in bo th experimental animals and clinical studies. For the recent evidence of the contemporary presence of omega-3 and astaxanthin in oil ofWildPacifìc Salmon Sock­ eye, a review has been effected for the evaluation of a pos­ sible role of such association for the health promotion.

Key words. Astaxanthin, chronic diseases, oil of Wild Pacif­ic Salmon Sockeye, omega-3 fatty acids.

Introduzione

La medicina, oggi, è mirata soprattutto alla cu­ra delle lesioni, con particolare studio dei mecca­nismi che conducono allo sviluppo delle patologie. Come afferma Bonino, è sempre più frequente la scoperta di alterazioni anatomiche, genetiche e funzionali che non rappresentano vere e proprie malattie, perché non causano necessariamente le­sioni organiche, ma una deviazione dalla cosiddet­ta normalità. Tali deviazioni dalla norma, che identificano la unicità del singolo individuo, pos­sono rappresentare fattori di rischio che devono es­sere contrastati prima dell'insorgenza di malattie; queste possono essere attenuate o ritardate, con miglioramento della qualità di vita, se il soggetto segue opportune precauzioni e/o adeguati stili di vita (evita sostanze tossiche come alcol e fumo, as­sume una buona nutrizione, pratica un misurato esercizio fisico).

È importante che i medici e gli operatori della sanità si adoperino non solo per la cura delle le­sioni, ma anche per la "cura della salute". Allo sco­po gli acidi grassi essenziali omega-3 rappresenta­no un significativo contributo.

Il loro ruolo è stato identificato attraverso l'osservazione che nella popolazione giapponese e della Groenlandia vi è una minore incidenza di eventi cardio-vascolari. In queste popolazioni, in­ fatti, il pesce, che è una ricca sorgente di acidi grassi essenziali omega-3, rappresenta un im­portante componente della dieta. Valutazioni successive hanno dimostrato un ruolo benefico degli omega-3 nell'ambito della prevenzione sia primaria, sia secondaria/terziaria e nell'ambito del trattamento di non poche patologie. Nume­rose autorità scientifiche raccomandano un in­ cremento dell'assunzione di omega-3 nella popo­lazione generale.

L'astaxantina rappresenta un antiossidante con importanti potenziali applicazioni nel settore del­ la prevenzione e della cura. Adifferenza, però, de­ gli omega-3, ad oggi non sono ancoril presenti in letteratura studi controllati sull'uomo. La recente possibilità di trovare in natura nel­ l'olio di salmone Sockeye le due molecole con­ tempora neament e, ci ha stimolati ad una revi­ sione della letteratura e a considerare il possibi­ le uso di tale associazione nell'ambito di pro­ grammi più allargati di promozione ed educazio­ ne della salute.

Acidi grassi essenziali omega-3

Gli acidi grassi sono classificati in saturi (assen­za del doppio legame di carbonio) (acidolaurico, aci­do miristico, acido palmitico, acido stearico) o insa ­turi (presenza del legame). Nell'ambito degli insa­turi distinguiamo i monoinsaturi contenenti solo un doppio legame (acido palmitoleico, acido oleico) e i poli-insaturi contenenti due o più doppi legami. I poli-insaturi sono classificati in accordo agli acidi grassi di origine dai quali sono sintetizzati: omega-6 che derivano dall'acido linoleico e omega- 3 che derivano dall'acido alfa-linolenico: acido ei­cosapentanoico (EPA) e acido docosaessenoico (DHA) (figura 1). Questi acidi non possono esse­re sintetizzati de novo, ma introdotti con la dieta e pertanto sono definiti "essenziali". Diversi alimenti sono fonte di questi acidi gras­si essenziali (cereali, uova, grasso animale), ma i prodotti marini ne rappresentano un importante sorgente, soprattutto di omega-3. Attualmente, nella dieta occidentale, il rapporto omega-6:3 è di circa 20-30:1, mentre il rapporto idea­ le dovrebbe essere di 1-5:1.È noto come questo squilibrio favorisca importanti meccanismi fisiopatologici. 

promozioni queencharlotte figura 1In particolare, gli eicoesanoidi che si formano dall'acido arachidonico favoriscono la formazione della placca aterosclerotica, lo sviluppo dei meccanismi di trombogenesi, quello di patologie allergiche ed infiammatorie ed alterazioni della profilerazione cellulare.

Non recenti esperienze hanno bene evidenziato come un aumento di questo rapporto contribuisca ad una maggiore incidenza di mortalità per patologie cardio-vascolari, ad una aumentata incidenza di diabete mellito di tipo 2 ad un incremento di epatopatie su base metabolica.

Nella dieta occidentale si è assistito, inoltre in questi ultimi decenni ad un importante incremen­to di acidi grassi "trans" (idrogenazione industria­le degli oli) con indubitabili svantaggi per la salu­te pubblica. Alcuni studiepidemiologicihanno sug­ gerito una correlazione fra uso di acidi grassi "trans" e patologie cardio-vascolari, sebbene dati precisi non siano stati ancora ottenuti. Bene evi­denti, invece, sono le correlazioni fra l'uso di que­sti acidi grassi e le alterazioni delle lipoproteine plasmatiche. In particolare è stato evidenziato co­me per ogni 1% di incremento della energia dovu­to ai grassi "trans" si associa un incremento delle LDL di 0,028 mml x 1(-1)9. Inoltre, è stata segna­lata una riduzione significativa (6%) del colestero­ lo HDL1°.

Si evince come in questi ultimi decenni vi sia stata un alterazione industriale del fisiologico rapporto fra i grassi acidi essenziali, con un progres­sivo incremento di acidi "trans", una riduzione de­gli omega-3 ed un incremento degli omega-6. L'in­cremento di omega-6 è da mettere in relazione non solo alla produzione industriale, ma anche alla mo­derna agricoltura (frutta e verdura). Un incre­mento degli oroega-6, infine, lo si riscontra anche nel pesce di allevamento che è talvolta associato alla presenza di sostanze dannose come i metalli pesanti, riscontrabili sia nella carne sia nell'oliodi pesce.

Acidi grassi omega -3 nella"cura della salute"

Un ottimale rapporto omega-6:3 garantisce la prevenzione degli effetti nocivi indotti da un ec­cesso di omega-6, dovuti alla produzione di prosta­ noidi, leucotrieni e lipoxine dannose (figura 1).

L'importante azione biologica degli omega-3 nel soggetto sano si estrinseca attraverso l'integrità strutturale e funzionale delle membrane cellulari (incorporazione nei fosfolipidi) con particolare ri­ferimento ad alcuni distretti come il sistema ner­voso, la retina, i reni, ghiandole endocrine e gona­di ed inoltre attraverso la regolazione di ormoni lo­cali (prostaglandine, leucotrieni e trombossani) che comportano una azione anti-infiammatoria, anti­ degenerativa sistemica ed una adeguata regola­zione del sistema immunitario, della pressione ar­teriosa, della viscosità del sangue e dei processi di vasocostrizione (tabella 1).

Relativamente alla azione anti-infiammatoria in soggetti sani, Micallef et al.15 hanno evidenziato re­centemente una correlazione inversa fra i livelli pla­smatici di omega-3 ed i livelli di proteina C reattiva (PCR), un marker di infiammazione sostenuta. La PCR, peraltro, è un marker di rischio di patologia cardio-vascolare. Dallo studio si evince la capacità degli omega-3 di migliorare la salute cardio-vasco­lare in soggetti sani. Anche nella esperienza di Dal­longeville è stata dimostrata una riduzio­ne di eventi cardio-vascolari in soggetti sani.

Tali dati sono stati confermati da una metan a­ lisi di Whelton et al.18. Viene dimostrato come il consumo di pesce verso il non consumo si associ con un rischio relativo di 0,83 per patologia coro­ narica fatale e di 0,86 per l'insorgenza globale di eventi coronarici. Gli Autori sostengono come sia necessario modificare lo stile di vita e lo stile ali­ mentare con incremento di dieta ricca di omega-3 per una concreta prevenzione primaria.

Ueshima et al.19 hanno riscontrato un effetto positivo sulla pressione arteriosa anche in sogget­ ti normotesi. In particolare è stata evidenziata una correlazione inversa fra la quantità totale di ome­ ga-3 introdotta con la dieta edi valori di pressione sia sistolici che diastolici.

È bene sottolineare come in una recente meta­nalisi sia stata dimostrata una riduzione signifi­cativa di eventi cardiovascolari non fatali in sog­getti con rischio moderato: ciò è stato correlato ad un rallentamento della patologia aterosclerotica (i dosaggi utilizzati nei lavori considerati variano da 0,27 g/die a 4,8 g/die). Anche con dosaggi bassi è stato rilevato un vantaggio significativo.

Sebbene siano ancora necessari trial clinici su larga scala, vi sono evidenze sperimentali di una azione di prevenzione oncologica primaria da par­te degli omega-3 ed in presenza di un buon rap­porto con gli omega-6, con particolare riferimento ad alcuni organi: colon, prostata, mammella e pan­creas. Passate esperienze avevano evidenziato una cor­relazione inversa fra presenza di elevate quantità di omega-3 nelle membrane eritrocitarie ed insorgenza di cancro colon-rettale21. Al contrario, diete ricche di omega-6 favoriscono l'insorgenza di cancrocolon-ret­tale, pancreatico e mammario22-24. Funahashiet al.24 hanno dimostrato come l'acido arachidonico incre­menti la proliferazione di cellule di cancro pancrea­tico in vitro. Courtney et al.25 hanno dimostrato, in­ vece, come la produzione di derivati degli omega-3 (PGE3) sopprimano la proliferazionecellulare in cor­rispondenza delle cripte coliche ed aumentino i feno­meni apoptotici con conseguente possibile riduzione di carcinoma colico.

È bene ricordare, inoltre, come recentemente (2009, in aggiunta agli effetti anti-infiammatori, anti-proliferativi e di regolazione dei meccanismi apoptotici, siano stati dimostrati anche importan­ ti effetti anti-angiogenetici. Questo nuovo dato sot­tolinea ulteriormente il ruolo degli omega-3 nella prevenzione oncologica.

Effetti benefici sono stati segnalati sull'appa­rato riproduttivo in entrambi i sessi: in partico­lare la riduzione di DHA negli spermatozoi è as­sociata ad infertilità. L'assunzione di omega-3 è stata associata anche ad una minore possibilità di parto prematuro. Inoltre, l'aggiunta alla die­ta di omega -3 favorisce lo sviluppo mentale e fisi­co del bambino. World Association of Perinatal Medicine Dietary Guidelines Working Group so­stiene che le donne in gravidanza o durante l'al­lattamento dovrebbero assumere giornalmente almeno 200 mg di DHA. Il supplemento di omega-3 durante l'infanzia può prevenire l'insor­genza di diabete mellito tipo 130 e di asma bron­chiale.

È bene segnalare anche l'effetto positivo del­ l'uso di omega-3 nella prevenzione dell'invecchia­mento della pelle: è stata dimostrata, infatti, una aumentata espressione genica per la produzione di collagene e fibre elastiche indipendentemente dal­l'età del soggetto. Sono pure stati dimostrati minore incidenza di alcune patologie cutanee con particolare riferimento alla psoriasi e minori danni da esposizione solare. Un elevato rapporto omega-6:3 si associa ad una ridotta densità mine­rale ossea. Weiss et al.35 riportano come sia im­portante un supplemento di omega-3 per migliora­re l'integrità dello scheletro soprattutto nei sog­getti anziani, con una riduzione del rischio di osteoporosi e di fratture.

Infine, è da segnalare l'uso degli omega-3 nel­ l'ambito della medicina dello sport in corso di atti­vità sia agonistica sia non agonistica. Durante l'at­tività sportiva, infatti, vi è produzione di ROS.

Prevenzione secondaria/terziaria

Numerosi lavori indicano un ruolo degli omega- 3 nella cura e nella prevenzione secondaria/ ter­ ziaria di numerose patologie (tabella 2). Trial cli­nici convincenti sono stati identificati in patologie cardiovascolari, alterazioni metaboliche, de­pressione, demenza/Alzheimer, ADHD (at tention ­ deficit hyperactivity disorders), in corso di gra­vidanza/ allattamento ed in corso di patologie reumatologiche. Un'azione positiva è stata rile­vata in corso di patologie epatologiche, gastro­ enterologiche, oculari, nelle fasi post-tra­pianto e in corso di terapia adiuvante in pazienti oncologici.

L'uso di omega-3 in alcune patologie

DISLIPIDEMIA, ATEROSCLEROSI, PATOLOGIE CARDIO-VASCOLARI

Numerosi studi hanno già segnalato il ruolo di protezione cardio-vascolare offerto dagli omega-3 attraverso numerose azioni: riduzione della aggregazione piastrinica; riduzione dei trigliceridi plasmatici (inibizione della acyl Coa: 1,2 diacylglycerolacyltransferase e incremento della hepatic peroxisomal beta­ oxidation); incremento del colesterolo HDL; riduzione dell'indice aterogenico (trigliceridi/ HDL colesterolo); incremento delle dimensioni della struttura del colesterolo LDL (ridotto rischio di atero­sclerosi); riduzione del colesterolo VLDL; azione antiaterogenetica globale (controllo del­la pressione arteriosa, riduzione dell'inibitore dell'attivatore del plasminogeno, miglioramen­to della sindrome metabolica, miglioramento della funzione endoteliale, riduzione di ILI -be­ ta, TNF-alfa, IL6, ridotta aggregazione piastri­ nico-monocitica, stabilizzazione della placca aterosclerotica); ridotta risposta infiammatoria endoteliale (riduzione di molecole di adesione, minore adesio­ ne leucocitaria); miglioramento della vasodilatazione; riduzione della pressione arteriosa (soprattut­ to oltre i 45 anni); riduzione della tendenza alla restenosi corona­ ria dopo trattamento; riduzione di aritmie (controversa): impiego in associazione alle statine, possibilità di impiego in associazione con altri farmaci: ACE inibitori, antiaggreganti piastrinici beta-bloccanti.

In una recente trial, Leaf et al.59 hanno dimo­strato, in pazienti con infarto del miocardio, dopo trattamento con omega-3, una riduzione del rischio relativo di aritmia e di morte improvvisa del 38% e del 28%, rispettivamente. Altri tre importanti trial (Diet and Reinfarction Trial, GISSI Trial and SOFATrial) hanno riportato risultati analoghi. In una recente metanalisi. Marik et al.20, attra­verso la valutazione di 11 lavori selezionati. hanno dimostrato una riduzione significativa di decessi in pazienti ad alto rischio. Solo uno degli undici studi utilizzati per la metanalisi non ha ri­levato vantaggi significativi.

È stata evidenziata anche una riduzione di in­cidenza di fibrillazione atriale in pazienti sottopo­sti a bypass arterioso coronarico. Il meccanismo di azione è stato individuato in una alterazione elettrofisiologica che si traduce in un prolunga­ mento dell'intervallo PR ed in una riduzione del­ l'intervallo QT. Secondo alcuni Autori, sareb­be da mettere in relazione alla modulazione dei canali del sodio e dei canali tipo L del calcio.

Relativamente all'azione antiaritmica, sono emerse alcune perplessità in soggetti portatori di impianto per defibrillazione/cardioversione; inoltre, gli omega-3 potrebbero facilitare "reentrant ar­ rhythmias". In questi sottogruppi di pazienti, l'uso dovrebbe essere effettuato con cautela e co­munque sempre sotto indicazione e controllo del cardiologo, in attesa di studi prospettici di mag­giori dimensioni.

Infine, una dieta ricca di omega-3 si è dimo­strata efficace nel ritardare la progressione del­l'aterosclerosi coronaria, nella regressione di ste­nosi coronariche e nella prevenzione di restenosi dopo angioplastica coronaria.

Relativamente all'ictus ischemico, ad oggi vi so­no dati contrastanti. In un recente trial, tutta­via, è stato rilevato un ruolo positivo nell'ambito della prevenzione secondaria.

DIABETE MELLITO

L'introduzione di adeguate quantità di omega-3, in associazione ad altri provvedimenti (attività fisica, dieta appropriata con riduzione del peso), può contribuire ad un miglior controllo del diabete mellito tipo 2. È noto, infatti, come un decremento di polinsaturi in corrispondenza delle membrane fosfolipidiche della muscolatura scheletrica peg­giori l'insulino-resistenza e si correli con un incre­mento dei livelli di insulinemia. È bene ricordare come gli acidi grassi saturi e la presenza di acido linoleico in corrispondenza dei fosfolipidi a livello della muscolatura favoriscano la insulino-resistenza.

SOVRAPPESO OBESITÀ

La riduzione di peso in associazione alla intro­duzione di omega-3 comporta vantaggi significati­vi nel controllo della insulino-resistenza, nella ri­duzione della glicemia e dei trigliceridi. Inoltre si assiste ad una riduzione dei marker di stress ossi­ dativo nei soggetti obesi.

PATOLOGIEGASTROINTESTINALI

L'introduzione di omega-3 può avere un ruolo positivo nelle fasi attive delle malattie infiamma­torie croniche intestinali. Non vi sono ancora evi­denze certe di mantenimento della remissione.

EPATOPATIE

I meccanismi attraverso cui l'alterato rapporto omega-6:3 favorisce epatosteatosi sono noti. Bassi livelli di omega-3 si associano ad una riduzione della capacità da parte del peroxisomal  proliferator activated receptor-alfa (PPAR-alfa) di stimolare i processi di ossidazione e, quindi, di degradazione lipidica intraepatica. Inoltre, si assiste ad una po­sitiva influenza del transcription factor sterol re­gulatory element binding protein-1 (SREBP-1) sui meccanismi di lipogenesi. Da queste alterazioni de­riva, in un fegato normale, la comparsa di micro­steatosi e, progressivamente, la comparsa di ma­crosteatosi.

L'epatosteatosi non alcolica è una condizione piuttosto frequente nella popolazione generale con percentuali che in alcune regioni possono raggiungere il 40% (con incremento nella popolazione giovanile rilevato negli ultimi tempi). At­traverso la teoria dei "due hits" è possibile un'evoluzione a steatoepatite/steatofibrosi e successivamente a cirrosi epatica ed epatocarcinoma. Tale condizione va affrontata e seguita soprattutto in alcune categorie a rischio come, per esempio, in pazienti con concomitante diabe­ te mellito, epatite virale ed in soggetti già sotto­posti a trapianto di fegato. La presenza di stea­tosi non alcolica comporta, infatti, la riduzione delle percentuali di risposta alla terapia antivi­rale caratterizzata da PEG-interferon e ribaviri­na. Evidenze indicano come ai comuni tratta­menti farmacologici e dietetici-comportamentali (adeguato esercizio fisico) sia utile associare l'uso di omega-3. Lavori sperimentali e sull'uomo han­no rilevato un miglioramento dei parametri cli­nico-laboratoristici e strumentali. Capanni ethanno dimostrato un significativo miglio­ramento ecografico e, più recentemente, Zhu et al.50 hanno evidenziato un miglioramento stati­sticamente significativo dei sintomi, dei parame­tri epatici e del quadro ecotomografico.

L'uso di omega-3 trova indicazione terapeutica anche in corso di epatopatia cronica su base eta­nolica. In corso di patologie alcol-correlate coesi­stono alterazioni metaboliche anche marcate (so­vrappeso viscerale, ipertensione arteriosa, dislipi­demia, iperglicemia) in concomitanza di marcati fenomeni di stressossidativo. L'uso di omega-3 può essere associato alla comune terapia disintossi­cante e di reintegrazione.

PATOLOGIE REUMATOLOGICHE

Gli omega-3 trovano un loro ruolo per l'azione anti-infiammatoria ed analgesica. In una recente metanalisi, Goldberg et al.93 hanno rilevato un si­ gnificativo vantaggio terapeutico in pazienti con artriter eumat oide.

PATOLOIGE NEUROLOGICHEEPSICHIATRICHE

Schaefer hanno verificato una ridu­zione di DHA nel cervello e nel plasma di pa­zienti affetti da demenza. In pazienti con elevati livelli plasmatici di DHA è stata dimostrata una riduzione del 47% di un potenziale rischio di demenza. Linet al. 95 hanno rilevato come l'uso di omega-3 comporti un miglioramento significativo in pa­zienti con depressione o disordini bipolari.

PATOLOGIE OCULARI

Attraverso l'azione anti -angiogenetica gli ome­ga-3 contribuiscono a prevenire la retinopatia dia­betica.

Sono stati ottenuti risultati nella riduzione del rischio di maculopatia degenerativa relativa al­l'età ed in corso di retinite pigmentosa.

PATOLOGIE PNEUMOLOGICHE

Una dieta con supplemento di omega-3 riduce la concentrazione di citochine ed altri mediatori della infiammazione in pazienti con broncopneu­mopatia cronica ostruttiva, con significativo miglioramento clinico.

Effetticollaterali

Si può affermare che l'uso di omega-3 risulti so­stanzialmente sicuro. Tuttavia sono stati riscon­trati effetti collaterali minori, come l'insorgenza di dispepsia ed eruttazioni. Alcune esperienze hanno rilevato la comparsa di allungamento del tempo di protrombina; ma re­centemente, alcuni Autori non hanno rilevato va­riazioni significative in corso di prevenzione car­dio-vascolare. Ancora controverso, come ricordato in precedenza, è l'uso di omega-3 in pazienti già in terapia per aritmia o con riferiti episodi aritmici. Effetti collaterali importanti, invece, sono sta­ti riscontrati per la presenza, nei prodotti sommi­nistrati, di sostanze tossiche o metalli pesanti. Salonen hanno dimostrato che l'ingestione di pesce fresco con quantità di mercurio elevate può associarsi ad un incrementato rischio di in­ farto miocardico e di morte. Il mercurio, infatti, ri­duce i meccanismi antiossidanti cellulari e promuove la perossidazione delle membrane cellula­ri e delle lipoproteine. I composti del mercurio, inoltre, promuovono l'aggregazione piastrinica e la proliferazione della muscolatura liscia delle ar­terte: vengono favoriti i meccanismi aterosclerotici. E opportuno considerare anche l'elevato effetto dannoso di altri composti tossici come le diossine e e i bifenili. Occorre, dunque, valutare la purezza dei pro­dotti proposti in un panorama commerciale che di­viene sempre più vasto.

In tale panorama, l'olio di pesce estratto dalla testa del salmone Wild Pacific Sockeye rappresen­terebbe un concreto avanzamento. Tale salmone, infatti, è caratterizzato da unicità, specificità e particolare territorialità. L'olio di salmone Sockeye dichiarato puro al 100% non viene diluito con olio proveniente da al­tri pesci. Il processo di estrazione è effettuato in modo tale da evitare alterazioni nella composizione. In virtù di tali caratteristiche e per l'associazio­ne con l'astaxantina, l'uso di questo nuovo prodotto potrebbe rientrare, dopo verifiche e conferme scien­tifiche sulla qualità e sulla efficacia del prodotto (soprattutto in relazione alla quantità di assunzione giornaliera ed alla durata del periodo di trattamen­to), nei programmi di promozione della salute.

Dosaggi consigliati

Non è possibile definire il dosaggio ottimale. In­fatti, il dosaggio giornaliero di omega-3 utilizzato nei lavori scientifici maggiormente accreditati, utile per sopperire alla quantità di pesce che dovrebbe essere introdotto settimanalmente (almeno due porzioni), varia da 0,25-0,8 g/die ad oltre 4 g/die. La So­cietà Italiana di Nutrizione Umana ha indicato un fabbisogno quotidiano di omega-3 (EPA/DHA) com­preso fra 0,8 e 1,5 g a seconda dell'età e del sesso. In relazione anche ai possibili effetti collaterali, è tut­tavia consigliabile un dosaggio giornaliero di circa 1 g.

Occorre precisare che debbono essere utilizzati prodotti come olio di salmone dotati di "elevata pu­ rezza" ed inoltre, con presenza di quantità di me­talli pesanti od altre sostanze tossiche ben al di sot­to delle quantità consentite per la tutela della sa­lute. Inoltre, l'uso di omega-3 e di astaxantina de­ve essere sempre concordato con il medico di medi­cina generale ed in caso di patologie specifiche con lo specialista di riferimento. È importante rivalu­tare con forza il ruolo del medico di medicina gene­rale, che è l'unico in grado di conoscere veramente la storia clinica di ogni soggetto che può beneficia­ re dell'uso di omega-3/astaxan tina.

Astaxantina

Uastaxantina (A) rappresenta il maggiore pig­mento carotenoide che si può trovare in animali ac­quatici 10 0 .

L' Anon può essere sintetizzato dagli animali e, quindi, deve essere introdotto attraverso la dieta. La sua azione maggiore è l'azione antiossidan­te:  la sua potenza è 10 volte superiore agli altri ca­rotenoidi (zeaxantina, luteina,'cantaxantina, beta-carotene) è100 voltesuperiore all'alfa-tocoferolo101. L'attività dell'A è, quindi, di rilevante importnza per il mantenimento della salute cellulare. E noto, infatti, come vi sia, durante la produzione di energia in sede mitocondriale, la produzione di una grande quantità di radicali liberi dell'ossige­no (singoletti, R0S)102: radicale anione superossi­do, perossido di idrogeno, radicale idrossilico, anione perossinitrito. Questi ROS devono essere neutralizzati  per mantenere il funzionamento la  protezione delle cellule dalla degradazione e dall'invecchiamento, soprattutto quando essi si accumulano in eccesso. I ROS hanno una elevata reattività con varie componenti cellulari come proteine, lipidi, carboidrati, con conseguente os­sidazione lipidica, proteica ed importanti danni al DNA. L'A si inserisce con forza, alla luce anche della sua elevata potenza anti-ossidante, nell'azione di contrasto versus tali fenomeni.

L'uso di Aè associato a numerosi altri effetti po­ sitivi (tabella 4)

Per quanto concerne l'azione dell'A nella preven­zione cardio-vascolare, sono stati dimostrati mecca­nismi di regolazione sulla pressione arteriosa attra­verso un'azione sull'angiotensina 2 e sulla fenilefri­na101. Inoltre, è stata rilevata una inibizione della ossidazione delle LDL (con prevenzione dell'evolu­zione dell'arteriosclerosi) e una "stabilizzazione del­le  placche"  di  aterosclerosi  attraverso, soprattutto,una riduzione  dell'infiltrazione macrofagica103.

L'azione dell'A sui meccanismi pressori e sui meccanismi, quindi, di rimodellamento delle pareti dei vasi, può contribuire alla prevenzione della patologia ischemica miocardica e cerebrale 104-106.

Relativamente all'azione anticancerogena, è stato dimostrato come bassi livelli di carotenoidi correlino con una maggiore prevalenza di can­cro107. I carotenoidi esercitano una azione protettiva e preventiva specialmente contro i danni cau­sati da composti genotossici come le nitrosamine in diversi distretti: gastro-intestinale,faringe, pan­creas e fegato108107.

Ciapara et al. hanno rilevato una azione di prevenzione sull'insorgenza di neoplasie epatiche attraverso un controllo sui meccanismi di prolifera­zione e di differenziazione delle cellule ovali107. Inol­tre, Jyonouchi et al. correlano l'azione anticancer o­gena dell'A attraverso un potenziamento della ri­sposta immunitaria, con l'evidenza di un aumento dell'attività citotossica dei T-linfociti ed un incre­mento della produzione di interferon-gamma1,09uo_

ASSOCIAZIONOMEGA3/ASTAXANT:INA ESPERIIENZA PERSONALE E RISULTATI PRELIMINARI

Recentemente è stato introdotto in commercio l'as ­sociazione omega-3/astaxantina attraverso l'uso di olio estratto dalla testa del salmone Wild Pacific Sockeye.

Alla luce dei dati della letteratura che dimostrano l'azione positiva delle due sostanze utilizzate singolamente, abbiamo consigliato, nel percorso terapeutico di pazienti affetti da steatosi epatica non alcolica, l'olio di sal mone Sockeye, in quanto costituito dallacontempora­nea presenza delle due sostanze e caratterizzato da con­dizioni di purezza che lo rendono particolarmente sicuro.

Dal gennaio 2009 sono stati seguiti 58 soggetti affet­ti da epatosteatosi non alcolica, diagnosticata attraver­so una valutazione clinico-laboratoristica ed ecografica (figure 2 e 3, a pagina seguente).

In 14 pazienti, per un migliore chiarimento diagno­stico, è stata effettuata una valutazione istologica. Sono stati valutati diversi dati, ma in modo particolare è sta­ta valutata la eventuale variazione di alcuni parametri: alaninoaminotransferasi (ALT), GGT, trigliceridi, cole­sterolo LDL e HDL, insulinemia, ROMA testm. Il pun­teggio ecografico (US) èstato così graduato: grado O, nor ­male ecogenecità; grado 1, lieve incremento; grado 2, mo­derato incremento; grado 3, severo incremento 

Sono stati esclusi i soggetti con un consumo di alcol superiore 70 g/settimana per le donne, e superiore a 140 g/settimana per gli uomini. Sono state escluse anche al­tre patologie epatiche: epatiti virali, emocromatosi, mor­bo di Wilson, epatite autoimmune, deficit di alfa-1- antitripsina, cirrosi biliare e colangite sclerosante pri­maria. Sono stati esclusi anche soggetti con storia di al­tre patologie: gastroenteriche, cardiovascolari, neurolo­giche, ematologiche, psichiatriche. Inoltre, sono stati esclusi pazienti in terapia con farmaci che possono alterare i parametri laboratoristici epatici.

A 38 pazienti (15 femmine, età media: 49), in asso­ciazione alla dieta personalizzata ed all'esercizio fisico, era già stato consigliato l'uso dell'associazione omega- 3/ astaxantina  presentnell'olio di salmone Sockeye.

A tutti i 58 pazienti la dieta raccomandata è stata  ef­fettuata in accordo alla Arnerican Heart Association Diet112 ed il tipo di attività fisica in accordo a quanto già indicato in precedenti esperienze11;311 4

È bene sottolineare come la valutazione dei parame­tri laboratoristici a livello basale non abbiano rilevato va­riazioni statisticamente significative. Inoltre, non sono emerse differenze significative anche pei; altri parame­tri: età, sesso, indice di massa corporea e pressione ar­ teriosa.

L'elaborazione statistica dei dati viene effettuata a 6 e a 12 mesi (ANOVA,Wilcoxon and Chi Square test per valutare la differenza fra i gruppi e le percentuali di fre­quenza, Pearson bivariate correlation test per valutare la correlazione fra i dati).

Al momento tutti i pazienti hanno completato 6 me­si di trattamento.

Nella tabella 5 sono presenti i risultati parziali di al­cuni dati considerati significativi. Durante il trattamen­to non sono stati segnalati eventi avversi  particolari.

Globalmente vi è la tendenza ad un miglioramento dei dati in entrambi i gruppi, a dimostrazione che una variazione dello stile di vita (dieta e attività fisica) comporta comunque vantaggi in termini di un'impor­tante riduzione della insulino-resistenza,anche se non in modo statisticamente significativo. Nel gruppo non trattato con omega-3/astaxantina, la GGT risulta ri­dotta in modo statisticamente significativo. Questo da­to risulta importante, in quanto recentemente è stato segnalato come i livelli di GGT possano avere un par­ticolare significato nei casi di insulino-resistenza115

Nel gruppo trattato, nei risultati preliminari a 6 me­si, si assiste ad un importante miglioramento non solo laboratoristico, ma anche ecografico (tabella 5).

Nonostante il limite di non avere un gruppo di riferi­mento trattato con placebo, questi risultati preliminari suggeriscono la necessità di effettuare tria! di maggiori dimensioni e controllati per confermarne la efficacia te­ rapeutica.

Attualmente è in corso di valutazione l'impiego di omega-3 nei seguenti gruppi di pazienti: soggetti con steatoepatite/steatofibrosi non alcolica diagnosticata istologicamente (figura 3), per cui è previsto uncontrollo bioptico a fine trattamento e soggetti in terapia anti­ virale per epatopatia HCV correlata, sia native sia con recidiva da HCV post-trapianto. Inoltre, è in corso un esperienza in pazienti affetti da epatopatia alcol correlata in astensione alcolica e sottoposti a terapia disin­tossicante.

Conclusioni

Per raggiungere una sanità di eccellenza è ne­ cessaria la "cura della salute" del soggetti) sano : egli è, comunque, portatore di fattori di rischio di ma­lattia e pertanto occorre potenziare la prevenzione ad ogni livello1.

L'introduzione nella pratica medica di moleco­le come omega-3 e astaxantina può contribuire al­lo sviluppo di questo programma. Da molti degli studi utilizzati  nella  presente rassegna  ed  anche dall'esperienza personale, emerge come EPA, DHA e astaxantina svolgano un ruolo rilevante nel pro­muovere la salute attraverso numerosi meccani­smi. L'uso di sostanze come gli omega-3 dovrebbe essere promosso, in programmi educazionali, dal­le istituzioni, dagli operatori della Sanità e dall'in­dustria stessa. L'impiego dovrebbe essere incorag­giato soprattutto in soggetti portatori di patologie croniche che determinano un significativo peggio­ramento della qualidella vita e gravano pesan­temente dal punto di vista economic4•o

Possiamo, quindi, concludere con questi messaggi chiave:

 Necessi di una promozione della salute attraverso percorsi che possano educare la popolazione generale dif­fondendo la conoscenza e la comprensione deimeccanismi di azione di alcuni comuni fattori di rischio: consu­mo di alcol, fumo, stile alimentare non adeguato (eccessvo consumo di  sale da cucina), ridotta o assente attivi­ fisica.

Necessità di evidenziare la carenza di acidi grassi essenziali omega-3 negli attuali regimi alimentari con conse­guente"sofferenza cellulare"ed incrementato  rischio di  numerose patologie.

Necessità di strategie, anche governative4, per incrementare l'uso di alcuni prodotti alimentari (frutta, verdura, pesce) e la integrazione della dieta con omega-3 per il potenziamento dei meccanismi di "salutogenesi'; al fine di migliorare la qualità di vita (con vantaggi  di ordine anche economico).

!:incoraggiamento all'uso di omega-3 dovrebbe essere caldeggiato dalle istituzioni e dagli operatori di sanità, so­prattutto presso i soggett i a rischio di sviluppare patologie croniche: privilegiando prodott i sicuri sia per purez­za che per preparazione.